Nell'ultimo numero della rivista Fermenti sono pubblicate sei poesie inedite di Ariodante Marianni, insieme a tre poesie sulla pace tratte da "Stato d'allerta" (Manni 2002). le potete leggere qui di seguito.
Questo blog si propone di essere un costante omaggio all'uomo, al poeta, all'artista. Viene riaperto a seguito della chiusura da parte di splinder del precedente blog "storico".
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lunedì 13 gennaio 2025
sabato 23 febbraio 2019
L'uccisione del maiale, di Ariodante Marianni
A Mario Socrate
Hai
mai visto ammazzare un maiale?
Da queste parti ancora lo macellano
"al modo antico" che, dicono,
dà i risultati migliori:
carni bianche,
senza residui sanguigni che le farebbero marcire.
E'
un modo atroce, che la legge proibisce.
Vanno al porcile, legano l'animale,
Vanno al porcile, legano l'animale,
gli infilzano nel grifo un uncino appuntito,
tirano, e lo
trascinano a un tavolaccio inclinato
su cui lo stendono e lo
sgozzano;
e mentre quello urla e si dibatte,
gli versano addosso
acqua bollente
e cominciano a radergli le setole
(gliene versano
anche in un orecchio
perché gli spasmi aumentino
e il sangue sia
espulso con più forza).
Mi capitò di assistervi, una volta;
Mi capitò di assistervi, una volta;
non
c'era crudeltà nei loro occhi:
gesti precisi, coordinati, compiuti
in calcolata successione, come un rito;
e a cose fatte (sezionato il
corpo,
salate e insaccate le carni), nell'Agape
che lo corona, la
gaia compiacenza
del còmpito bene eseguito. L'episodio
mi è
ritornato su come un rigurgito
la notte scorsa, guardando un
film giallo
in cui un sicario parla di "contratti"
con
distaccata professionalità.
Le idee si associano spontaneamente:
Le idee si associano spontaneamente:
c'è un abisso fra
l'ammazzare il porco
e l'etica del killer! ma se rifletti,
un legame
lo trovi: è la coscienza
dissociata dall'atto, l'alibi del lavoro
"fatto secondo le regole"
(che possono essere le più
diverse:
patti, usanze, modelli, ordini, leggi,
dottrine e dogmi, e
via discorrendo).
C'è un'ossessione che mi porto dietro
C'è un'ossessione che mi porto dietro
da quand'ero ragazzo, più
oppressiva
in questi giorni che scontiamo le ore
d'un ultimatum di
guerra:
generali ed esperti intorno a un tavolo
con le carte
geografiche. In un silenzio
che scava vuoti nella mente,
un dito
indica un punto su una mappa
e una voce dà un ordine .
E'
più d'un mese che ho interrotto
questa lettera: giorni vissuti male,
sballottolati come sugheri fra ondate
di pessimismo e speranza
che la violenza atavica non prevarrà.
Incollati davanti ai
teleschermi,
assistiamo "in diretta", ora per ora,
al più
antico spettacolo di massa.
Commenti e immagini, montate a ritmo
Commenti e immagini, montate a ritmo
incalzante, mantengono viva la suspense.
Vediamo truppe e carri armati, navi
Vediamo truppe e carri armati, navi
cannoneggianti, squadriglie in volo,
fiamme e
crateri (pochissimo i morti,
per non commuoverci troppo).
Alti gradi e politici o i loro portavoce
Alti gradi e politici o i loro portavoce
arrivano ogni tanto a raccontarci
le loro epopee rassicuranti.
Nel cielo buio delle Mille e una notte,
Nel cielo buio delle Mille e una notte,
missili e contraerea fanno le belle luminarie;
dal deserto
soffiano nebbie di sabbia.
Amico
mio, che inganno è il nostro!
Vorremmo cose all'apparenza semplici,
ma che sono impossibili;
è triste ammetterlo, appartengono ai Miti.
E io mi sento ogni giorno più vicino
E io mi sento ogni giorno più vicino
a quel vecchio barbone che
al tramonto
rientrava nella botte dalle strade di Atene,
reggendo in
mano un lume traballante,
un moralista disilluso che non poteva più
soffrire
di sentir esaltare questa meschina, tracotante,
stolida,
reiterata Storia delle vicende umane,
così poco eccitante da stonare
le trombe
ad ogni minima variante del tedio millenario.
Batteri e virus sono i veri padroni
Batteri e virus sono i veri padroni
(ho l'influenza, lo dico con cognizione di
causa)
e quanto noi contano topi e rane.
Ho
perso il filo da un pezzo, non so nemmeno
come volevo concludere.
Poco male, diciamo che ti ho scritto
Poco male, diciamo che ti ho scritto
per raccontarti come
ammazzano il maiale
da queste parti (Agro romano, alto Lazio).
Castel
Giuliano, gennaio/febbraio 1991
Da Una strana gioia (poesie 1982 - 2002), Manni Editore 2003.
![]() |
| Baghdad sotto i bombardamenti alleati il 18 gennaio 1991 (Ap. Corriere della Sera) |
martedì 12 agosto 2014
Fra le vittime dell'incursione all'alba si trovava un uomo di cent'anni, di Dylan Thomas (trad. di Ariodante Marianni)
When the morning was waking over the war
He put on his clothes and stepped out and he died,
The locks yawned loose and a blast blew them wide,
He dropped where he loved on the burst pavement stone
And the funeral grains of the slaughtered floor.
Tell his street on its back he stopped a sun
And the craters of his eyes grew springshots and fire
When all the keys shot from the locks, and rang.
Dig no more for the chains of his grey-haired heart.
The heavenly ambulance drawn by a wound
Assembling waits for the spade's ring on the cage.
O keep his bones away from the common cart,
The morning is flying on the wings of his age
And a hundred storks perch on the sun's right hand.
Mentre il mattino si svegliava sopra la guerra,
Indossò i suoi vestiti, varcò la soglia e morì;
Le serrature allentate saltarono a uno scoppio:
Cadde lì dove amò, sul marciapiede esploso,
Nella funebre polvere del suolo massacrato.
Dite alla strada capovolta che egli arrestò un sole
E eruttò fiamme e virgulti dai crateri degli occhi
Quando tutte le chiavi caddero dalle toppe e tintinnarono.
Non scavate più per le catene del suo cuore canuto.
L'ambulanza del cielo tratta da una ferita
Aspetta, radunando, il suono della vanga sulla gabbia.
Oh, tenete lontane le sue ossa da quel carro comune;
Il mattino s'invola sulle ali dei suoi anni
E cento cicogne si posano alla destra del sole.
Riportiamo qui di seguito le note di Ariodante Marianni alla poesia, utili per approfondire la lettura:
v. 3: "The locks". Le serrature, come più oltre le chiavi e le catene, simboleggiano i legami che tenevano unito il corpo del vecchio. v. 6: "He stopped a sun". Fermò un sole perché da quel momento il sole non brillò più per lui. E' però probabile che "sun" stia per "bomba" e che la frase sia una alterazione dell'espressione slang "to stop a bullet", letteralmente "fermare un proiettile", col significato di esserne colpito. v. 10: "Drawn by a wound". "Wound" (ferita) è parola usatissima da Thomas con varie intenzioni. Il Tindall pensa che qui possa riferirsi al Cristo, detto altrove "world's wound". "Drawn" ha vari significati; i due più probabili in questo contesto sono "tirata" e "chiamata"; usando "tratta" si è inteso conservare nella traduzione un po' dell'ambiguità presente nell'originale, acquistando il senso di "assembramento di feriti", come traduce Bigongiari. Mi sono allontanato da questa pur valida interpretazione principalmente per due motivi: che si avrebbe l'unico "enjambement" del sonetto e che una stesura precedente del componimento, invece di "assembling", aveva "through ruin". v. 11: "Cage". La gabbia toracica. v. 14: "A hundred storks". Le cento cicogne simboleggiano l'età della vittima con un richiamo alle nascite (le cicogne della credenza popolare) che verranno a sostituire la sua esistenza nel mondo. da Poesie di Dylan Thomas, cura e traduzione di Ariodante Marianni, Mondadori (Oscar n° 254), Milano, settembre 1971 (IIa edizione), pag. 188
He put on his clothes and stepped out and he died,
The locks yawned loose and a blast blew them wide,
He dropped where he loved on the burst pavement stone
And the funeral grains of the slaughtered floor.
Tell his street on its back he stopped a sun
And the craters of his eyes grew springshots and fire
When all the keys shot from the locks, and rang.
Dig no more for the chains of his grey-haired heart.
The heavenly ambulance drawn by a wound
Assembling waits for the spade's ring on the cage.
O keep his bones away from the common cart,
The morning is flying on the wings of his age
And a hundred storks perch on the sun's right hand.
Mentre il mattino si svegliava sopra la guerra,
Indossò i suoi vestiti, varcò la soglia e morì;
Le serrature allentate saltarono a uno scoppio:
Cadde lì dove amò, sul marciapiede esploso,
Nella funebre polvere del suolo massacrato.
Dite alla strada capovolta che egli arrestò un sole
E eruttò fiamme e virgulti dai crateri degli occhi
Quando tutte le chiavi caddero dalle toppe e tintinnarono.
Non scavate più per le catene del suo cuore canuto.
L'ambulanza del cielo tratta da una ferita
Aspetta, radunando, il suono della vanga sulla gabbia.
Oh, tenete lontane le sue ossa da quel carro comune;
Il mattino s'invola sulle ali dei suoi anni
E cento cicogne si posano alla destra del sole.
![]() |
| Ario, Le mura di Gerico, monotipo su carta, 1971 |
v. 3: "The locks". Le serrature, come più oltre le chiavi e le catene, simboleggiano i legami che tenevano unito il corpo del vecchio. v. 6: "He stopped a sun". Fermò un sole perché da quel momento il sole non brillò più per lui. E' però probabile che "sun" stia per "bomba" e che la frase sia una alterazione dell'espressione slang "to stop a bullet", letteralmente "fermare un proiettile", col significato di esserne colpito. v. 10: "Drawn by a wound". "Wound" (ferita) è parola usatissima da Thomas con varie intenzioni. Il Tindall pensa che qui possa riferirsi al Cristo, detto altrove "world's wound". "Drawn" ha vari significati; i due più probabili in questo contesto sono "tirata" e "chiamata"; usando "tratta" si è inteso conservare nella traduzione un po' dell'ambiguità presente nell'originale, acquistando il senso di "assembramento di feriti", come traduce Bigongiari. Mi sono allontanato da questa pur valida interpretazione principalmente per due motivi: che si avrebbe l'unico "enjambement" del sonetto e che una stesura precedente del componimento, invece di "assembling", aveva "through ruin". v. 11: "Cage". La gabbia toracica. v. 14: "A hundred storks". Le cento cicogne simboleggiano l'età della vittima con un richiamo alle nascite (le cicogne della credenza popolare) che verranno a sostituire la sua esistenza nel mondo. da Poesie di Dylan Thomas, cura e traduzione di Ariodante Marianni, Mondadori (Oscar n° 254), Milano, settembre 1971 (IIa edizione), pag. 188
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