Visualizzazione post con etichetta poesie di Ariodante Marianni. Mostra tutti i post
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lunedì 13 gennaio 2025

Sei inediti e tre poesie sulla pace, di Ariodante Marianni

Nell'ultimo numero della rivista Fermenti sono pubblicate sei poesie inedite di Ariodante Marianni, insieme a tre poesie sulla pace tratte da "Stato d'allerta" (Manni 2002). le potete leggere qui di seguito.







giovedì 26 settembre 2024

Francesco Paolo Memmo ricorda Ariodante Marianni

Francesco Paolo Memmo, critico letterario e poeta ha pubblicato volumi monografici su Vittorio Sereni, Aldo Palazzeschi, Vasco Pratolini (di cui ha curato anche l’edizione delle opere nella collana «I Meridiani» di Mondadori), e un Dizionario di metrica italiana. Per quindici anni, dal 1971 al 1985, ha collaborato alle pagine cul­turali di “Paese Sera”. Come poeta ha esordito con L’inverso della norma (1975), cui hanno fatto seguito Varie destinazioni (1978), Le precipue funzioni (1980), La sezione aurea (1986), In via esplorativa (1991).

Sulla sua pagina Facebook ogni giorno dedica un post a poetesse e poeti italiani del Novecento. Qui con piacere riportiamo quelli dedicati ad Ariodante Marianni.





venerdì 14 aprile 2023

Un canto d'amore e nostalgia. Versi per Ario, l'antologia


Nel 2022 si sono compiuti cento anni dalla nascita di Ariodante Marianni (in arte Ario), poeta, traduttore e pittore. Versi per Ario, è l'iniziativa, voluta da un gruppo di amici, che, pur configurandosi come concorso letterario, si è posta principalmente l'obiettivo di rendere omaggio a Marianni poeta. Non una competizione, quindi, ma un luogo d'incontro che privilegiasse originalità, creatività, compiutezza di stile, memoria.

L'antologia, a cura di Eleonora Bellini, raccoglie alcuni testi di Marianni e le poesie di Antonella Alberghina, Diego Baldassarre, Americo Ceccucci, Rosa Di Martino, Valentina Ghelfi, Maria Lenti, Manrico Murzi, Mariagrazia Pelaia, Stefano Peressini, Vanni Pierini, Roberto Ripamonti.

Pubblicata dalle edizioni LFA Publisher, l'antologia si trova in vendita su Feltrinelli IBS a questo link Un canto d'amore e nostalgia. Versi per Ario - Eleonora Bellini - Libro - LFA Publisher - | IBS e sugli altri store on line

venerdì 26 marzo 2021

Nell'eternità, poesia di Ariodante Marianni


L'eternità
tra il mio principio
e la mia fine
è un segmento,
un canto
d'amore e nostalgia,
quando il sole tramonta
e il mare a occidente
è fuso metallo luminoso.
La luce
leonardesca
affina i volti, innalza
terrestri ed infelici.
da La poesia e la vita. Ariodante Marianni dieci anni dopo, Fermenti Editrice 2017

Ario, "Primavera", monotipo su carta 1966

venerdì 31 luglio 2020

giovedì 21 marzo 2019

Cronache, di Ariodante Marianni

Domenica mattina, primi giorni
di primavera, litorale adriatico.
Passeggiamo tenendoci per mano.
Le suole affondano nell'umida sabbia,
il cuore è allegro, intorno aria di festa.
Laggiù, oltre il molo, spuntano vele
da diporto, al centro, un vecchio asciutto
manovra con sapienza un lungo filo
con undici aquiloni allineati: li alza
e li fa scendere in picchiata, li volteggia
in eleganti ghirigori. Più in alto,
gabbiani gareggiano col vento. Una folata
mi sospinge tra i piedi un foglio di giornale;
ne occhieggio il titolo: sopra altre sabbie,
undici giovani in una camionetta
saltano in aria su una mina. Stretta
all'aorta. Ma lei mi bacia e io torno felice.


da Un amore senile e altre spezie, Book editore 2008

Giornata Mondiale della Poesia

sabato 23 febbraio 2019

L'uccisione del maiale, di Ariodante Marianni

       A Mario Socrate

Hai mai visto ammazzare un maiale? 
Da queste parti ancora lo macellano 
"al modo antico" che, dicono, 
dà i risultati migliori: carni bianche, 
senza residui sanguigni che le farebbero marcire. 
E' un modo atroce, che la legge proibisce.
Vanno al porcile, legano l'animale, 
gli infilzano nel grifo un uncino appuntito, 
tirano, e lo trascinano a un tavolaccio inclinato 
su cui lo stendono e lo sgozzano; 
e mentre quello urla e si dibatte, 
gli versano addosso acqua bollente 
e cominciano a radergli le setole 
(gliene versano anche in un orecchio 
perché gli spasmi aumentino 
e il sangue sia espulso con più forza).
Mi capitò di assistervi, una volta; 
non c'era crudeltà nei loro occhi: 
gesti precisi, coordinati, compiuti 
in calcolata successione, come un rito; 
e a cose fatte (sezionato il corpo, 
salate e insaccate le carni), nell'Agape 
che lo corona, la gaia compiacenza 
del còmpito bene eseguito. L'episodio 
mi è ritornato su come un rigurgito 
la notte scorsa, guardando un film giallo 
in cui un sicario parla di "contratti" 
con distaccata professionalità.                  
Le idee si associano spontaneamente: 
c'è un abisso fra l'ammazzare il porco 
e l'etica del killer! ma se rifletti, 
un legame lo trovi: è la coscienza 
dissociata dall'atto, l'alibi del lavoro 
"fatto secondo le regole" 
(che possono essere le più diverse: 
patti, usanze, modelli, ordini, leggi, 
dottrine e dogmi, e via discorrendo).      
C'è un'ossessione che mi porto dietro 
da quand'ero ragazzo, più oppressiva 
in questi giorni che scontiamo le ore 
d'un ultimatum di guerra: 
generali ed esperti intorno a un tavolo 
con le carte geografiche. In un silenzio 
che scava vuoti nella mente, 
un dito indica un punto su una mappa 
e una voce dà un ordine .


E' più d'un mese che ho interrotto
questa lettera: giorni vissuti male, 
sballottolati come sugheri fra ondate 
di pessimismo e speranza 
che la violenza atavica non prevarrà. 
Incollati davanti ai teleschermi, 
assistiamo "in diretta", ora per ora, 
al più antico spettacolo di massa.
Commenti e immagini, montate a ritmo 
incalzante, mantengono viva la suspense.
Vediamo truppe e carri armati, navi 
cannoneggianti, squadriglie in volo, 
fiamme e crateri (pochissimo  i morti, 
per non commuoverci troppo).
Alti gradi e politici o i loro portavoce 
arrivano ogni tanto a raccontarci 
le loro epopee rassicuranti.
Nel cielo buio delle Mille e una notte, 
missili e contraerea fanno le belle luminarie; 
dal deserto soffiano nebbie di sabbia.  

Amico mio, che inganno è il nostro! 
Vorremmo cose all'apparenza semplici, 
ma che sono impossibili; 
è triste ammetterlo, appartengono ai Miti.
E io mi sento ogni giorno più vicino 
a quel vecchio barbone che al tramonto 
rientrava nella botte dalle strade di Atene, 
reggendo in mano un lume traballante, 
un moralista disilluso che non poteva più soffrire 
di sentir esaltare questa meschina, tracotante, 
stolida, reiterata Storia delle vicende umane, 
così poco eccitante da stonare le trombe 
ad ogni minima variante del tedio millenario.
Batteri e virus sono i veri padroni 
(ho l'influenza, lo dico con cognizione di causa) 
e quanto noi contano topi e rane.   
  
Ho perso il filo da un pezzo, non so nemmeno 
come volevo concludere.
Poco male, diciamo che ti ho scritto 
per raccontarti come ammazzano il maiale 
da queste parti (Agro romano, alto Lazio).

Castel Giuliano, gennaio/febbraio 1991 


        Da  Una strana gioia (poesie 1982 - 2002), Manni Editore 2003.

Baghdad sotto i bombardamenti alleati il 18 gennaio 1991 (Ap. Corriere della Sera)

lunedì 29 ottobre 2018

da Forum Italicum : A Journal of Italian Studies


Una nota su CONFITEOR, poemetto composto da Marianni nel 1952, in occasione del suo trentesimo compleanno e pubblicato 10 anni dopo a Roma in Poesia in piego, si legge in Forum Italicum vol. 18, 1984. Ve la ripoponiamo.


giovedì 15 giugno 2017

Recensione a tre poesie di Marianni, di Raffaele Piazza

Rivista “Fermenti” 245
Considerazione su poesie uscite sul n. 245 (2017) di “Fermenti”

L’esperienza” di Ariodante Marianni, nato a Napoli, già segretario di Giuseppe Ungaretti, è costituita da tre poesie elegantemente risolte, che fanno parte di liriche inedite, composte probabilmente ai primi anni del duemila.
Tema centrale nei suddetti componimenti è quello del dolore che può essere superato attraverso la ricerca della felicità, tentativo raggiungibile, che non rimane una chimera. Secondo Marianni, che era ossessionato dal tema del labirinto nel suo poiein, la felicità ci è dovuta e può accadere.
Nella prima poesia, la più estesa, mentre il poeta pensa di stringere in pugno i bisogni dell’anima, s’imbatte in un giornale nel quale legge notizie di rapine, uccisioni, violenze, corruzioni e molti annunci economici.
La triste quotidianità degli articoli di cronaca, letti sul giornale stesso, ha per antidoto la pienezza della mente attraverso la poesia, il vivere poeticamente ogni momento come diceva Borges.
Nel vocio di alcune donne il poeta capta l’augurio per se stesso che una parte almeno del cammino che l’attende sia di calma, di fortezza e amore.
La terza poesia è contrassegnata da evocazioni suggestive di Roma e della sua storia attraverso l’immagine di un carretto evocatore di fascino, guidato da un cocchiere, che corre colmo, traboccante di carbone sui sampietrini.
Le composizioni, senza titolo, presentano il numero dal quale sono contrassegnate. Nella maniera affabulante e narrativa di Ariodante ritroviamo chiarezza insieme alla luminosità del dettato. 
Raffaele Piazza

giovedì 16 febbraio 2017

Un Valentino per Velcha


Quanti volti di donna
furono presi a simbolo
del tuo volto, Poesia?
Misteriosa e restia,
sfuggente a ogni controllo, ti cerchiamo;
né solo noi, scacciati dal Giardino
e condannati a inventarti,
ma chiunque abbia attimi di sogno
nel quotidiano perdigiorno.

Oggi Febbraio memora gl'innamorati
disseminati nei secoli, e io,
fabbricante d'amore a più non posso,
intesto a te questa fattura inesigibile,
Velcha, fanciulla antica
che appari di profilo...

(Ariodante Marianni, inedita poi in L'immaginazione, 238/2008)

Velia Velcha, Tomba dell'Orco I, Tarquinia

venerdì 30 dicembre 2016

"Il cardo chi ha temuto": un saggio augurio in versi

Il cardo chi ha temuto
per diventare spinoso,

mentre si è fatto un fiore
come una bolla di sapone
l'allegro tarassaco?

Come evolve l'uomo sotto
la spinta delle idee?

Non bisogna stancarsi
di predicare la gentilezza.

La poesia, tra le numerose inedite di Ariodante Marianni, fu pubblicata postuma sulla rivista CAPOVERSO nel secondo semestre 2012.

Ario, monotipo su carta, 1966 circa.

sabato 11 giugno 2016

Sinapsi della mente, tre poesie

Sul numero 244 della rivista FERMENTI, pubblicata a Roma dall'omonima casa editrice e diretta da Velio Carratoni, possiamo leggere tre poesie inedite di Ariodante Marianni. 
Essenziali e profonde, icastiche e filosofiche, queste liriche muovono da interrogativi esistenziali assoluti a cui non offrono risposte se non quelle connaturate al pensiero del poeta: incessante meditare, discreta ironia, immortalità dell'amore.  

domenica 17 aprile 2016

La responsabilità personale

"La responsabilità personale" è una delle nove Lettere oraziane di Ariodante Marianni, poesie o meglio poemetti civili di raro acume e di profondo pensiero. E' indirizzata a Nelo Risi, per molti anni amico del poeta e "narra" di una discussione pre-elettorale" e della volontà del poeta di compiere, pur con amara consapevolezza, tutto il proprio dovere di cittadino.
 
Nelo, ci chiamano ai comizi un'altra
volta; i necrofori approntano le urne
e già nell'aria è il tanfo dei cadaveri
delle nostre speranze...
                                     Si chiacchierava
di bassa politica: scippi, baratterie,
lottizzazioni, mafie all'interno dei partiti,
e gli altri marchingegni del mestiere
di chi governa, in questo scorcio di millennio,
le nostre sorti e la rabbia impotente,
quando uno (il tipico paracattolico apostata
che ben conosci) all'improvviso,
arcigno e accusatorio ci imbavaglia:
"inutile discutere: siamo colpevoli tutti!".
Gli altri annuivano convinti. Ma io sentivo,
dallo stanzino buio, un ragazzino protestare;
batteva i piedi e strillava: "non è vero!
io non sono stato!" e da sotto la porta
faceva scivolare un foglietto con scritto:
uno, barra, quarantatremilioni.
 
- Specula? froda il fisco? intasca
tangenti? Dice: "lo fanno tutti".
Ti soffia il posto? ti sorpassa da destra?
Calmo, ti spiega: "la vita è una jungla!".
Traffica armi? Le risposta è pronta;
ed è un altro bavaglio, anche più stretto.
Così, tra chi fa mostra di percuotersi il petto
e chi sceglie per legge il malcostume,
il terzo gode (si fa per dire) e assume
a Padre e Capro l'impalpabile ente,
onnipossente per definizione,
che un tempo usavano chiamare l'Essere,
e adesso ha il nome del suo laico vago
participio passato. Già, lo stato;
anzi: lo Stato (la maiuscola è d'obbligo) -
"Ma è la solita solfa!, fece un altro,
"la questione morale! Via, ragazzi:
lo sappiamo ormai tutti:
in politica è solo un deterrente
per ricattare!". Si scatenò la bagarre,
ciascuno voleva dire la sua:
parlavano urlando, tutti insieme,
tra una boccata e l'altra di sigaretta,
agitando i bicchieri come se fossero bombe
(mi venne in mente Leopardi, i suoi Caffè
napoletani). Qualcuno, intanto, per distrarci
aveva acceso la radio. Una voce nasale,
professorale, un dotto neuro-filosofo,
parlava delle utopie: "dai desideri nasce
la speranza, diceva, e questa genera la fede.
Si desidera il meglio e lo si crede possibile.
Ma tutto avviene in un solo emisfero,
l'altro è estraneo al processo.
La Storia cammina come può:
a due, a tre, a quattro zampe, secondo
le stagioni, come insegnava la Sfinge..."
fu un momento di stanca. Una ragazza
azzardò a mezza voce: "a me il problema
sembra più vasto e generale: riguarda
il senso civico, la responsabilità personale".
Le rispose uno scoppio d'allegria:
l'inattesa catarsi. In quattro o cinque,
le fecero circolo, cantando:
 
Tapina ancora non sai
che la morale borghese
scagiona l'individuo
per non turbare il paese?
 
Tagliai la corda. mentre varcavo la porta,
girai la testa: uno ancora rideva,
uno, mezzo assonnato, sbadigliava.
Dallo stanzino buio, il ragazzino
tempestava di pugni l'uscio chiuso:
"maledetti!", strillava, "vi odio tutti,
qui si soffoca, lasciatemi uscire!"
 
Fra tre giorni si vota. Voterò "contro",
come sempre, deglutendo sorsi di rabbia
impotente. Andrò al seggio serio e compunto,
prenderò il mio foglietto; traccerò il segno
senza esitare: la mia quarantatré-
milionesima parte di volontà popolare.
 
Roma, 11 giugno 1987
 
 
 
 
 

sabato 26 marzo 2016

Il messaggio vibrava già nel sonno


Ariodante Marianni coltivò la poesia, con riserbo e acribia estremi, fino alla soglia del nulla. L'aveva scoperta alla scuola elementare, grazie a un maestro attento, e l'aveva divorata come lettore durante tutta l'adolescenza e la prima giovinezza, leggendo i classici italiani, poesia epica compresa, anche quella di autori ai nostri giorni quasi dimenticati, come il Tassoni. E l'Ariosto gli fu caro per tutta la vita, così come il Belli, che spesso recitava a memoria. Convisse per molti anni con i poeti anglosassoni, che amò e tradusse in modo esemplare: William Carlos Williams, Dylan Thomas, Walt Withman, William Butler Yeats.
 
Marianni sul set di "Il giovane dottor Freud" con C. Gravina
Esercizio coi pennelli cinesi, 1962
 
Scrisse molte poesie, pubblicandole però solo nell'ultimo quarto della sua vita, spesa in molteplici attività, sempre con acuta saggezza e disincantata gioia.
Lo ricordiamo qui, nel nono anniversario dalla morte, con alcuni versi tratti dal libro Un amore senile e altre spezie:
 
Il messaggio vibrava già nel sonno,
nelle veglie del sonno, dal suo faro
sulle acque scure in attesa dell'alba,
 
poi l'alba è apparsa disegnando il borgo,
festiva, gaia, scampanando
su vigne ed uliveti a braccia aperte,
 
trepidante vigilia di un incontro.
 
(A. Marianni, Un amore senile e altre spezie, Book 2008, p. 44)
 

domenica 6 settembre 2015

Non pensare subito alla rosa, di Ariodante Marianni

Non pensare subito alla rosa
se dico "fiore", pensa anche
al carciofo, che hai lì

nel piatto e sfogli
petalo dopo petalo
fino al cuore carnoso

ma non ti fidi, e ridi,
e vi affondi i dentini,
e me lo mostri, furbetta,

con le impronte ben nette,
beatamente trionfando
del mio noioso insegnamento,

perché la rosa è la rosa,
un fiore degno del nome:
il carciofo - non vedi? -

è un'altra cosa.

(da Una strana gioia, Manni 2003)





martedì 17 marzo 2015

UNA STRANA GIOIA, rileggendo poesie di Ariodante Marianni

Nell’aprile 2002 Ariodante Marianni pubblicò Stato d’allerta, silloge che comprendeva, e riproponeva ai lettori, testi scritti tra il 1948 ed il 1962. Si trattava dei suoi due primi libri di versi De l’amour e Viaggio in incognito (Cittadella, Biblioteca Cominiana, 1987 e 1988 rispettivamente) insieme ad un gruppo di altre liriche dello stesso periodo, inedite o pubblicate in riviste. Marianni è noto per la sua importante e magistrale attività di traduttore: Dylan Thomas, William Butler Yeats, William Carlos Williams, Walt Withman sono solo alcuni degli autori da lui resi in italiano con grande eleganza formale e profonda sensibilità poetica.
Ora, ad un anno esatto di distanza da Stato d’allerta esce Una strana gioia, oltre cento pagine per poesie degli ultimi venti anni, alcune delle quali (Brindisi di san Silvestro) già editi all’inizio degli anni Novanta sempre per la Biblioteca Cominiana e ora riproposti arricchiti di qualche lirica in più.
Scrive Mario Luzi nella quarta di copertina del libro: "Ariodante asciuga all’estremo l’istantaneo, l’emozionale della scrittura: non ci sono sbavature di sorta: e tuttavia la fa brillare di una vita seconda che è quella della saggezza, se si può dare questo nome all’acquisto di calma e di maestria nei riguardi del vissuto e delle sue immagini convulse".
La raccolta propone al lettore tre sezioni. La prima ha lo stesso titolo del libro e della poesia d’apertura:



Strana gioia di vivere
la chiamò Sandro Penna,

un frizzante vinello
un diavoletto in corpo.

Ti svegli e vai alla finestra,
respiri largo, ti stiri,

senza volerlo sorridi:
cerchi un motivo ma non c’è,

niente è diverso da ieri,
nessun prodigio è in corso.

Forse è un compenso

o un premio perché vivi.

Segue un numeroso gruppo di poesie per lo più brevi, pubblicate qui per la prima volta. I temi sono diversi e spaziano dall’amore a momenti di vita quotidiana, alle immagini del sogno o dell’insonnia, agli interrogativi esistenziali ed etici. La misura, e spesso l’ironia del linguaggio, contraddistinguono e levigano all’estremo queste liriche rendendone palpabili l’essenzialità e la purezza.
Continua a leggere  la recensione su letteraturaalfemminile

Ario (Ariodante Marianni), geometrie senza titolo, 1974
 

lunedì 16 febbraio 2015

Viaggio in incognito

<Prevalentemente databili agli anni Cinquanta sono, tranne un mannello che risale ai primi anni Sessanta, le poesie che vanno a formare il secondo libro di versi di Marianni, quel Viaggio in incognito uscito nel 1988 sempre presso la Biblioteca Cominiana, e in prefazione al quale Mario Luzi ha scritto: "Ariodante asciuga all'estremo l'istantaneo, l'emozionale della scrittura, non ci sono sbavature di sorta. E tuttavia la fa brillare di una vita seconda che è quella della saggezza, se si può dare questo nome all'acquisto di calma e di maestria nei riguardi del vissuto e delle sue immagini convulse". Appunto. Il saggio, pacato, mite Marianni esprime la propria intima forza in pura coscienza dell'esistere riflessivo. La sua "saggezza" è quella dell'uomo e dell'intellettuale scisso, come inevitabilmente accade nel Moderno, ma che la propria scissione esplora e soppesa, di cui prende atto senza isterismi, dalla quale senza tregua riparte per misurarsi nel suo rapporto col mondo. Trent'anni o poco meno sembrano un tempo standard per la stagionatura dei prodotti di questo poeta che ama uscire allo scoperto come fosse ogni volta postumo a se stesso.>
Mario Lunetta, nella "Prefazione" a Stato d'allerta (Manni, 2002).
 
Da questa edizione (pag. 100) vi offriamo i versi che narrano le prime ore di un mattino di neve a Roma:
 
Durante la notte è nevicato, gli aghi
dei pini della villa sembrano in fiore,
brillano contro luce. Mi godo il paesaggio
dal grande prato del galoppatoio
 
(fra qualche ora l'incanto sparirà,
sull'asfalto le gomme già cancellano
con nere strisce il bianco, un pantano
sostituirà la candida glassa). Giro
 
lo sguardo: solo orme d'uccelli, e le mie
dietro. Su in alto, uno sciatore temerario,
sciarpa e berretto rossi, attraversa
la Porta, imbocca in discesa via Veneto.
 
 

martedì 3 febbraio 2015

Il treno si ferma a una stazione di transito

Il treno si ferma a una stazione di transito,
sull'altro binario sostano carri bestame.
Una bianca giovenca tra le sbarre
guarda verso di noi con grandi occhi
di ragazza in amore. Mi sporgo
e agito il giornale: solleva il muso,
strofina contro uno spigolo le tenere corna.

Penso alla candida Io, alla sua pazza corsa
dallo Ionio al Danubio, dal Gange all'Egitto;
penso a suo figlio Epafo, al sacro bue Api.

Il convoglio si muove al suo destino;
da un carro all'altro risuonano, come lunghi
muggiti, i segnali del corno a Roncisvalle.

(Ariodante Marianni, da "poesie cinesi" in Stato d'allerta, 2002)


venerdì 26 dicembre 2014

Brindisi di San Silvestro, di Ariodante Marianni

Stacco l’ultimo foglio del vecchio anno
e a mezzanotte, come gli altri, stappo
la mia bottiglia; ma non lo scaccio
con botti o lancio di cocci
né per speciali favori lo ringrazio:
io brindo a lui che m’ha lasciato indenne.
M’ha lasciato le braccia,
le gambe e i piedi e tutte e due le mani
e, col torso, la testa,
gli occhi, il naso e le orecchie;
e, se completo l’inventario, attesto
che, compatibilmente
con i dati anagrafici e lo specchio,
tutto funziona passabilmente.

Quanto all’anno venturo, fisso il nuovo
lunario, e mi attengo a quel detto
di Charlie Chan (era in un vecchio film):
"non pensare al futuro, arriva presto". 

da  Stato d'allerta (Manni Editore, 2002)