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venerdì 1 maggio 2026

Due poesie inedite di Ariodante Marianni su "Fermenti" 260/2025

Dalla rivista "Fermenti" 260/2025, diretta da Velio Carratoni, ecco due attualissime poesie inedite di Ariodante Marianni (non datate, presumibilmte dei primi anni Duemila) ritrovate e trascritte da Eleonora Bellini.






giovedì 26 marzo 2026

Un ricordo di Ariodante Marianni su Lucaniart

Tre poesie di Ariodante Marianni | LucaniArt Magazine


Se qualcosa dei miei versi

Se qualcosa dei miei versi
sopravvivrà nel tempo,
sorprenderà il lettore
l’allegra furia giovanile
di quest’amore così nudo e crudo.
(Danzava, Socrate, nella sua prigione,
aspettando la coppa di cicuta).

(Ariodante Marianni, Un amore senile e altre spezie, Book Editore 2008)


Il messaggio vibrava già nel sonno

Il messaggio vibrava già nel sonno,
nelle veglie del sonno, dal suo faro
sulle acque scure in attesa dell’alba,

poi l’alba è apparsa disegnando il borgo,
festiva, gaia, scampanando
su vigne ed uliveti a braccia aperte,

trepidante vigilia di un incontro.

(A. Marianni, Un amore senile e altre spezie, Book 2008, p. 44)


Nell’eternità

L’eternità
tra il mio principio
e la mia fine
è un segmento,
un canto
d’amore e nostalgia,
quando il sole tramonta
e il mare a occidente
è fuso metallo luminoso.
La luce
leonardesca
affina i volti, innalza
terrestri ed infelici.

(da La poesia e la vita. Ariodante Marianni dieci anni dopo, Fermenti Editrice 2017)

domenica 8 febbraio 2026

«Forse non è più tempo di vacanza». Testimonianze, traduzioni e autografi inediti dal carteggio tra Vittorio Sereni e Ariodante Marianni (1959-1982), di Mario Gerolamo Mossa

Abstract: La fitta corrispondenza tra Vittorio Sereni e il traduttore e poeta Ariodante Marianni consente di ricostruire i momenti salienti di un profondo rapporto di amicizia durato per oltre un ventennio. Il saggio offre una disamina delle principali occasioni di confronto umano e letterario condivise, sia nel pubblico sia nel privato, tra queste due figure. Tra il 1959 e il 1961, inoltre, Sereni inviò in lettura a Marianni non pochi testi che sarebbero poi confluiti negli Strumenti umani: all’analisi di questi autografi inediti è dedicata l’appendice filologica che chiude il lavoro.




Ario, Geometrie d'incontri, acrilico su tela, 1970

Laborintus di Edoardo Sanguineti e Luciano Berio al Teatro Caio Melisso di Spoleto (con Ariodante Marianni)

Nel centenario della nascita di Luciano Berio, Rai Teche pubblica, da venerdì 24 ottobre su RaiPlay, “Luciano Berio: Laborintus II” la sperimentale opera scenica del compositore nella sua rappresentazione al Festival dei Due Mondi di Spoleto del 1968. 

Su testo di Edoardo Sanguineti, dalla cui raccolta di poesie “Laborintus” prende il titolo, il lavoro fu composto nel 1965 per il 700° anniversario della nascita di Dante Alighieri su commissione dell’O.R.T.F. e vinse al Prix Italia 1966 il “Rai Prize for musical programmes”.

“Laborintus II” è un’opera indeterminata, provocatoria e stimolante, aperta al contributo creativo del regista e dello stesso ascoltatore. Nelle parole di Sanguineti si intrecciano citazioni e temi della “Vita Nuova”, del “Convivio” e della “Divina Commedia” di Dante Alighieri combinati con testi biblici e di autori come T.S. Eliot ed Ezra Pound. Il discorso è frammentato, fatto di allusioni, cenni e rimandi, e così anche la musica. Berio lascia allo scoperto le parole, dando vita a una creazione sonora autonoma e a un tempo essenziale alla completezza del fatto performativo. 
Come scrive il compositore: “Laborintus II è un’opera scenica; può essere trattata come una rappresentazione, come una storia, un’allegoria, un documentario, una danza. Può essere rappresentata a scuola, a teatro, in televisione, all’aria aperta e in qualsiasi altro luogo che permetta di riunire un uditorio.” 
Al Teatro Caio Melisso di Spoleto, nell’estate 1968, furono protagonisti della performance il mezzosoprano Cathy Berberian, i soprani Carol Plantamura e Marjorie Wright insieme al poeta Ariodante Marianni, al Gruppo Antonin Artaud diretto da Alessandro Cane, il Juilliard Ensemble e il Gruppo Strumentale Romano. La realizzazione scenica fu curata da Alessandro Cane e dallo stesso Berio.
A cura dell'Ufficio Stampa RAI

lunedì 13 gennaio 2025

Sei inediti e tre poesie sulla pace, di Ariodante Marianni

Nell'ultimo numero della rivista Fermenti sono pubblicate sei poesie inedite di Ariodante Marianni, insieme a tre poesie sulla pace tratte da "Stato d'allerta" (Manni 2002). le potete leggere qui di seguito.







lunedì 16 settembre 2024

Ricordo di Ariodante Marianni, di Manrico Murzi

Citare tutti i letterati che hanno frequentato e amato l'isola d'Elba, sarebbe sciorinare un lungo catalogo. Anche stando ad anni recenti i nomi sono tanti: Dylan Thomas, Carlo Laurenzi, Heinrich Böll, Mario Luzi, Piero Bianucci, Hervé Guibert, Alberto Bevilacqua... fino agli odierni Joanna Scott e Alessandro Orlandini, il quale di un suo romanzo scrive, rivolto agli elbani, "il personaggio che state leggendo potrebbe essere la descrizione di un vostro vicino di casa o addirittura voi stessi". Meglio allora ricordarne uno per tutti, il poeta Ariodante Marianni. Riportarlo alla mente è come un tuffo nel mare del passato che raggiunge, in questo 2023, la profondità di ben settantuno nodi. Tanti sono gli anni partendo dal lontano marzo 1952 quando lo incontrai alla Sapienza di Roma davanti all'aula dove il cantore de Il Porto Sepolto teneva lezione. Ero con l'autore de Il gabbiano azzurro, figlio come me dell'Arcipelago Toscano, desideroso di farmi conoscere Ungaretti. Dopo i saluti e un'allegra chiacchierata, Ariodante, Raffaello ed io ci sedemmo da scolari sui banchi dell'aula ad ascoltare la lezione del Maestro del quale Ario, come lo chiamavamo, era il segretario. Da quella rara occasione, la mia frequentazione con Ariodante, che laureato in Economia di tutto parlava fuorché di bilanci, fu assidua per le sue visite all'Elba partecipando anche a convegni letterari: importante la sua relazione a Rio Marina per un incontro sulla figura del poeta Luigi Berti. La sua passione investiva, oltre alla letteratura, anche la pittura e le arti visive in particolare.

Il saggio integrale si legge su Enjoyelba, sul numero cartaceo (2023) o al link qui di seguito: Enjoyelba_HD_Singola-40-41.pdf

venerdì 6 ottobre 2023

Luino, 1991. Convegno di poeti su Vittorio Sereni, una foto.

Nel 1991 si tenne a Luino un convegno su Sereni, poeta e letterato. 

Questa fotografia ritrae i relatori, tutti noti ed illustri.


Da sinistra, seduti: Alessandro Parronchi, Piero Bigongiari, Giovanni Raboni, Giorgio Orelli, Dante Isella. Sempre da sinistra, in piedi: Umberto Fiori, Vivian Lamarque, Maurizio Cucchi, Attilio Bertolucci, Piero Del Giudice, Raffaello Baldini, Luciano Erba, Silvio Ramat, Alfredo Luzi, Tomaso Kemeny, Ariodante Marianni, Ferruccio Benzoni.

Gli atti del convegno furono pubblicati nel volume Per Vittorio Sereni. Convegno di poeti (Luino, 25-26 maggio 1991

venerdì 14 aprile 2023

Un canto d'amore e nostalgia. Versi per Ario, l'antologia


Nel 2022 si sono compiuti cento anni dalla nascita di Ariodante Marianni (in arte Ario), poeta, traduttore e pittore. Versi per Ario, è l'iniziativa, voluta da un gruppo di amici, che, pur configurandosi come concorso letterario, si è posta principalmente l'obiettivo di rendere omaggio a Marianni poeta. Non una competizione, quindi, ma un luogo d'incontro che privilegiasse originalità, creatività, compiutezza di stile, memoria.

L'antologia, a cura di Eleonora Bellini, raccoglie alcuni testi di Marianni e le poesie di Antonella Alberghina, Diego Baldassarre, Americo Ceccucci, Rosa Di Martino, Valentina Ghelfi, Maria Lenti, Manrico Murzi, Mariagrazia Pelaia, Stefano Peressini, Vanni Pierini, Roberto Ripamonti.

Pubblicata dalle edizioni LFA Publisher, l'antologia si trova in vendita su Feltrinelli IBS a questo link Un canto d'amore e nostalgia. Versi per Ario - Eleonora Bellini - Libro - LFA Publisher - | IBS e sugli altri store on line

mercoledì 12 ottobre 2022

Versi per Ario. Verbale della giuria.

La giuria, composta da Eleonora Bellini, Michelangelo Di Cerbo, Giulio Martinoli, Royston Vince, dopo avere attentamente esaminato tutte le poesie precedentemente inviate a ciascun giurato, nel suo primo incontro ha stilato il seguente elenco di finalisti:

Antonella Alberghina, Diego Baldassarre, Antonio Blunda, Americo Ceccucci, Rosa Di Martino, Valentina Ghelfi, Maria Lenti, Manrico Murzi, Mariagrazia Pelaia, Stefano Peressini, Vanni Pierini, Roberto Ripamonti.

In seguito a un successivo, approfondito esame dei testi, la giuria ha formulato all'unanimità la seguente graduatoria:

  1. Vincitori a pari merito:

    Maria Lenti per la poesia Cerch da non morì.

    Pur dichiaratamente ispirati ai versi di altri poeti, questi di Maria Lenti mostrano una loro autonoma e robusta freschezza che va ben al di là dell’originale. Come la grande Wislawa Szymborska, l’autrice sa trarre dalla quotidianità più umile motivi di profonda riflessione sulla condizione umana.

    Mariagrazia Pelaia per la poesia Caro Ariodante.

    Il ricordo di un incontro con Ariodante Marianni, avvenuto sulle pagine dell'antologia dedicata a un lontano evento poetico, si fa verso e poesia al confine fra memoria e citazione, fra saggezza e ironia. Nel finale l'amara consapevolezza dell'effimero dell'esistenza si stempera in "gradita palingenesi".

    Vanni Pierini con la poesia Stanotte.

    Illusione o sogno che sia, questa notte il poeta ha visto la sua propria morte coglierlo improvvisa accanto ai fornelli, in un gesto privato e senza storia, forse stanco. Interrogativi nient'affatto aulici seguono in versi distillati e limpidi, in cui si colgono l'incedere dell'urgenza e lo spazio della pietà, prima del pianto.

  1. SegnalatiDiego Baldassarre (Leggere poesia), Americo Ceccucci (Messaggio in bottiglia), Valentina Ghelfi (Voglio anch'io che casa mia), Manrico Murzi (A Dylan Thomas), Roberto Ripamonti (Riassunto toscano).

  2. Finalisti: Antonella Alberghina (Ciò che il mondo dice), Antonio Blunda (Non tutto era miseria), Rosa Di Martino (Nel deliquio dell'impermanenza), Stefano Peressini (Poi fu solo l'alba).

Tutti i lavori della giuria si sono svolti in modalità a distanza.

Borgo Ticino, 12 ottobre 2022


mercoledì 16 febbraio 2022

Ariodante Marianni a 100 anni dalla nascita 1. Poesie della pace e del ricordo

TRE POESIE PER LA PACE

RESIDUATI BELLICI (1948 – 1952)
I - I nuovi Dei
I nuovi Dei
puntano il dito,
non scendono più
tra gli uomini,
riuniti in una stanza
ci osservano,
fotografati
da 20.000 metri.
Che cos’erano
Nagasaki, Hiroshima?
Un punto nero
su una mappa
per Truman & Co.

II - Negoziati
Uno scoppio, lo scontro
di due colombe in volo
provenienti da opposte direzioni:
una pioggia di penne,
bianche, miste a foglie d’ulivo
(da terra fu seguita attraverso
mirini e radar, le dita impazienti
tamburellanti sui tasti).
Per nulla scoraggiati, i diplomatici
iniziano nuove trattative.
Altre colombe – ne abbiamo tante –
saranno inviate dalle rampe di lancio”.

III - Finalino
Un rumore
di giornali
strappati,
di vetri infranti
un epilogo gentile
senza squilli
di trombe
o esplosioni
e le carni disciolte
staccarsi,
le cellule libere, unite
in una nuvola unica, alta,
(a forma di fungo?)

                                             Icone di pace, monotipo su carta, 1960

martedì 7 maggio 2019

Il soliloquio dell'insonne, di Ariodante Marianni

Il soliloquio dell'insonne
quel credulo appagante almanaccare,
proiezione dei propri desideri
ed esorcismo dell'annientamento,
svapora come il fiato
in un freddo mattino come tenta
di farsi verbo,
come s'incarna in simbolo o metafora,
mosca afferrata al volo
che aperto il palmo e' sparita.

Da Una strana gioia, 2003


giovedì 7 marzo 2019

Per Ariodante Marianni, di Vincenzo Guarracino

Sulla rivista FERMENTI, n. 248, leggiamo un appassionato articolo di Vincenzo Guarracino, in ricordo di Ariodante Marianni. 
Guarracino ne commenta, con il consueto acume, alcune poesie, sia da Una strana gioia (2002), sia dall'ultima raccolta ''straordinaria e postuma '', Un amore senile e altre spezie (2008).
''Sensibilita' in grado di investirsi in modo onnivoro tra scrittura, critica, traduzione e pittura, sempre conservando e rivelando una capacita' straordinaria di stupore...'' osserva Guarracino di Marianni. E non sbaglia.



Troviamo la recensione anche su una rivista lombarda, grazie alla passione intellettuale di Guarracino.


sabato 23 febbraio 2019

L'uccisione del maiale, di Ariodante Marianni

       A Mario Socrate

Hai mai visto ammazzare un maiale? 
Da queste parti ancora lo macellano 
"al modo antico" che, dicono, 
dà i risultati migliori: carni bianche, 
senza residui sanguigni che le farebbero marcire. 
E' un modo atroce, che la legge proibisce.
Vanno al porcile, legano l'animale, 
gli infilzano nel grifo un uncino appuntito, 
tirano, e lo trascinano a un tavolaccio inclinato 
su cui lo stendono e lo sgozzano; 
e mentre quello urla e si dibatte, 
gli versano addosso acqua bollente 
e cominciano a radergli le setole 
(gliene versano anche in un orecchio 
perché gli spasmi aumentino 
e il sangue sia espulso con più forza).
Mi capitò di assistervi, una volta; 
non c'era crudeltà nei loro occhi: 
gesti precisi, coordinati, compiuti 
in calcolata successione, come un rito; 
e a cose fatte (sezionato il corpo, 
salate e insaccate le carni), nell'Agape 
che lo corona, la gaia compiacenza 
del còmpito bene eseguito. L'episodio 
mi è ritornato su come un rigurgito 
la notte scorsa, guardando un film giallo 
in cui un sicario parla di "contratti" 
con distaccata professionalità.                  
Le idee si associano spontaneamente: 
c'è un abisso fra l'ammazzare il porco 
e l'etica del killer! ma se rifletti, 
un legame lo trovi: è la coscienza 
dissociata dall'atto, l'alibi del lavoro 
"fatto secondo le regole" 
(che possono essere le più diverse: 
patti, usanze, modelli, ordini, leggi, 
dottrine e dogmi, e via discorrendo).      
C'è un'ossessione che mi porto dietro 
da quand'ero ragazzo, più oppressiva 
in questi giorni che scontiamo le ore 
d'un ultimatum di guerra: 
generali ed esperti intorno a un tavolo 
con le carte geografiche. In un silenzio 
che scava vuoti nella mente, 
un dito indica un punto su una mappa 
e una voce dà un ordine .


E' più d'un mese che ho interrotto
questa lettera: giorni vissuti male, 
sballottolati come sugheri fra ondate 
di pessimismo e speranza 
che la violenza atavica non prevarrà. 
Incollati davanti ai teleschermi, 
assistiamo "in diretta", ora per ora, 
al più antico spettacolo di massa.
Commenti e immagini, montate a ritmo 
incalzante, mantengono viva la suspense.
Vediamo truppe e carri armati, navi 
cannoneggianti, squadriglie in volo, 
fiamme e crateri (pochissimo  i morti, 
per non commuoverci troppo).
Alti gradi e politici o i loro portavoce 
arrivano ogni tanto a raccontarci 
le loro epopee rassicuranti.
Nel cielo buio delle Mille e una notte, 
missili e contraerea fanno le belle luminarie; 
dal deserto soffiano nebbie di sabbia.  

Amico mio, che inganno è il nostro! 
Vorremmo cose all'apparenza semplici, 
ma che sono impossibili; 
è triste ammetterlo, appartengono ai Miti.
E io mi sento ogni giorno più vicino 
a quel vecchio barbone che al tramonto 
rientrava nella botte dalle strade di Atene, 
reggendo in mano un lume traballante, 
un moralista disilluso che non poteva più soffrire 
di sentir esaltare questa meschina, tracotante, 
stolida, reiterata Storia delle vicende umane, 
così poco eccitante da stonare le trombe 
ad ogni minima variante del tedio millenario.
Batteri e virus sono i veri padroni 
(ho l'influenza, lo dico con cognizione di causa) 
e quanto noi contano topi e rane.   
  
Ho perso il filo da un pezzo, non so nemmeno 
come volevo concludere.
Poco male, diciamo che ti ho scritto 
per raccontarti come ammazzano il maiale 
da queste parti (Agro romano, alto Lazio).

Castel Giuliano, gennaio/febbraio 1991 


        Da  Una strana gioia (poesie 1982 - 2002), Manni Editore 2003.

Baghdad sotto i bombardamenti alleati il 18 gennaio 1991 (Ap. Corriere della Sera)

sabato 16 febbraio 2019

Ci fu un tempo, di Dylan Thomas. Traduzione di Ariodante Marianni

Was there a time
Was there a time when dancers with their fiddles
In children’s circuses could stay their troubles?
There was a time they could cry over books,
But time has set its maggot on their track.
Under the arc of the sky they are unsafe.
What’s never known is safest in this life.
Under the skysigns they who have no arms
Have cleanest hands, and, as the heartless ghost
Alone’s unhurt, so the blind man sees best.

Ci fu un tempo
Ci fu un tempo che i funamboli con i loro violini
Nei circhi dei bambini potevano frenarne i turbamenti ?
Ci fu un tempo che potevano piangere sui libri,
Ma il tempo ha posto il verme sul loro sentiero.
Sotto l’arco del cielo essi non sono al sicuro.
Ciò che rimane ignoto in questa vita è più sicuro.
Sotto i segni del cielo chi è privo di braccia
Ha le mani più nette, e, come il fantasma senza cuore
È il solo illeso, il cieco vede meglio.

D. Thomas, POESIE E RACCONTI, Einaudi Editore

lunedì 29 ottobre 2018

da Forum Italicum : A Journal of Italian Studies


Una nota su CONFITEOR, poemetto composto da Marianni nel 1952, in occasione del suo trentesimo compleanno e pubblicato 10 anni dopo a Roma in Poesia in piego, si legge in Forum Italicum vol. 18, 1984. Ve la ripoponiamo.


venerdì 28 settembre 2018

ARIODANTE, di Marzio Pieri

Sulla rivista di letteratura, storia e arte FERMENTI, diretta da Velio Carratoni (n. 457, 2018), si legge una appassionata ed esauriente recensione del volume LA POESIA E LA VITA. Ariodante Marianni dieci anni dopo, edito sempre per le Edizioni Fermenti nel 2017 e a cura di Eleonora Bellini. Marzio Pieri, autore del testo, nota, tra le altre cose, che si tratta di un libro tutto da leggere e tenere a portata di mano. Proponiamo qui la recensione per intero.





domenica 22 luglio 2018

Introduzione a Yeats, di Ariodante Marianni

Conferenza a “Tuttilibri”, Roma 7 aprile 1994

In un saggio del 1937, "Introduzione generale alla mia Opera", Yeats afferma che un poeta scrive sempre della propria vita, delle sue tragedie, qualunque esse siano, rimorso, amore perduto, o mera solitudine, ma che non parla mai direttamente come si fa con qualcuno a colazione, perché c’è sempre una “fantasmagoria”. Dante e Milton avevano le loro mitologie, Shakespeare i personaggi della storia inglese e dei racconti tradizionali, ma anche quando il poeta sembra più se stesso non è mai “quell’ammasso di accidentalità e incoerenza” che siede a tavola a mangiare con voi. Un narratore può descrivere tutte le accidentalità e le incoerenze che vuole; il poeta no, egli è più tipo che uomo, più passione che tipo. Egli è Lear, Romeo, Edipo, Tiresia. Come se fosse uscito da un dramma, è parte integrante della sua fantasmagoria. Ma quando scrive deve saper governare le proprie emozioni, oggettivarle; Yeats non ha dubbi, in proposito: “tutto ciò che è personale marcisce presto; dev’essere conservato nel ghiaccio o nel sale”. Quanto allo stile, esso é inconscio: “Io so quel che ho tentato di fare, poco ciò che ho fatto (egli dice); mi sono proposto di scrivere liriche brevi o drammi poetici in cui ogni parola doveva essere breve e concentrata, cercando di far coincidere il linguaggio della poesia con un discorso normale e appassionato, di scrivere in quel linguaggio che viene naturale nei soliloqui che facciamo tutto il giorno sugli avvenimenti della nostra vita o delle vite in cui ci rispecchiamo in quel momento”.
Pur ricordando che Yeats scriveva queste riflessioni verso la fine della sua carriera di artista e di uomo, mentre tenevano il campo generazioni successive alla sua (Eliot e Pound, Auden e Dylan Thomas, per fare qualche nome), la sua posizione sembra trascendere la pura difesa del proprio modo di scrivere per investire l’eterna polemica tra chi vive il presente vedendo in esso una continuità del passato e chi lo vive ripudiando ogni eredità, e, impaziente di agire, volta le spalle a una visione più complessa della storia e del mondo. Con altre parole, Yeats sostiene ciò che pensano molti, ossia che l’originalità (la personalità, la statura) di un autore non va cercata nelle novità esteriori dell’opera, ma nella ricchezza e nella complessità delle cose che dice e nell’eco profonda che suscita in chi ne fruisce.
Riguardo a Yeats, Giorgio Melchiori, il nostro più autorevole anglista – che pure non ha passato sotto silenzio “le innegabili ombre e penombre di una mente aperta alle influenze più varie e improbabili quando gli si presentavano in forma di suggestione immaginifica” – si è espresso con molta decisione: “In Yeats si riconosce ormai la maggiore voce poetica di lingua inglese degli ultimi cento anni, e v’è chi è pronto ad estendere il confine temporale addirittura a trecento anni, rispettando solo la grandezza di uno Shakespeare, di un Milton, di un John Donne. E non mette conto avanzare la considerazione che Yeats è poeta irlandese, e perciò a suo modo provinciale, appartenente a una letteratura ‘minore’. La grandezza di Yeats si manifesta proprio nella sua miracolosa capacità di superare con la sua istintiva forza e quasi violenza di poesia ogni remora o confine di tradizione, di nazionalità, di credo religioso, politico, filosofico”.
Una rapida scorsa ai dati biografici, soprattutto del periodo giovanile, può aiutare a chiarire i motivi delle “ombre e penombre” a cui il critico accenna e che hanno ostacolato, in passato, la piena accettazione dell’opera yeatsiana. Esse sono fortemente legate al suo sviluppo verso la maturità e investono i due più conclamati interessi che egli coltivò e che gli fornirono materia d’impegno civile e tanta autentica poesia: quello “nazionalistico” per la lotta per l’indipendenza dell’Irlanda, che Yeats condusse sul piano della cultura e lo portò ad approfondire lo studio della mitologia e delle credenze popolari irlandesi, e l’altro, più discusso e arduo da capire, l’interesse per l’occultismo e le pratiche esoteriche.
Illuminante il giudizio di Eliot: “Ci sono poeti la cui poesia può essere considerata più o meno isolata, per l’esperienza che vi si trova e il piacere che trasmette. Ce ne sono altri la cui poesia ha un’importanza storica più ampia. Yeats è uno di questi ultimi; è uno di quei pochi la cui storia è la storia del proprio tempo, e che fanno parte della coscienza di un’ epoca che, senza di loro, non può essere capita”. 
[...]
[...]

Yeats
 
Il testo integrale si può leggere nel volume LA POESIA E LA VITA. Ariodante Marianni dieci anni dopo a cura di Eleonora Bellini (Fermenti Editrice 2017), disponibile nelle migliori librerie on line e presso l'editore.

domenica 15 aprile 2018

"La poesia e la vita. Ariodante Marianni dieci anni dopo" approda a Princeton

Alla Princeton University Library è disponibile in lettura una copia del libro, a cura di Eleonora Bellini, dedicato all'attività letteraria di Marianni e uscito nel decennale della sua morte. Il lavoro del traduttore italiano di Whitman, di Williams e di Thomas riscuote ancora e sempre immutato interesse. Qui sotto il link alla scheda catalografica:

https://catalog.princeton.edu/catalog/10357178

Il saggio è disponibile presso l'editore (Fermenti, Roma) e in tutte le librerie on line.


lunedì 26 marzo 2018

Un pensiero per Ariodante, di Massimo Scrignòli

Nel ricordo di un incontro veronese, parlando di Roberto Sanesi
(e tuttavia con Eliot, Ungaretti, Dylan Thomas, Yeats …)

E tuttavia

per uscire dal mondo dovremo
intuire
decifrare
tradurre
l’angolo minimo di tempo dove

il pane è una luce verticale.

Si passerà da una porta assente
che si può immaginare dietro
le scale, in basso, all’opposto
del rosso che occupa le ore
per tutto il giorno. Il vecchio guardiano
conosce ogni passo, i lati insidiosi
eppure ripete
“Entrate entrate, poi
scendete sette scalini a destra.
Il luogo della fenice è un triangolo
vi accorgerete subito dove
conviene arrivare dove
non si dovrà andare”.

Si entra nel triangolo
e non si pensa a come uscire
se mai si dovesse tornare, o a fuggire
anche se nessuno dice da che cosa

ma è certo che accadrà
in un’altra parte del giorno.

(da Vista sull’Angelo, 1999)

Marianni alla Fiera dei Piccoli Editori, Castello di Belgioioso 2006
A Monselice per il Premio Internazionale di Traduzione, 11 giugno 2006 (il secondo da destra)