Questo blog si propone di essere un costante omaggio all'uomo, al poeta, all'artista. Viene riaperto a seguito della chiusura da parte di splinder del precedente blog "storico".
martedì 28 giugno 2022
martedì 24 maggio 2022
Versi per Ario. Omaggio in poesia per il centenario della nascita di Ariodante Marianni
In questo anno 2022 ricorre il centenario della nascita di Ariodante Marianni (in arte Ario), poeta, traduttore e pittore.
Versi per Ario, pur configurandosi come concorso letterario, vuole innanzitutto costituire un omaggio a Marianni poeta. Non una competizione, quindi, ma un luogo d'incontro che privilegi originalità, creatività, compiutezza di stile.
Si partecipa con tre poesie inedite a tema libero. Le liriche saranno inviate come allegato in formato word o open alla mail premiocerrutimarianni@gmail.com. Nel corpo della medesima mail verranno indicati dati e recapiti dell'autrice o dell'autore, nonché l'autorizzazione alla pubblicazione delle opere, qualora risultassero vincitrici o finaliste, sul blog https://ariodantemarianni.blogspot.com/.
Le prime tre poesie vincitrici saranno premiate con libri, giudizio critico, diploma in formato digitale, pubblicazione sul blog. Le liriche finaliste riceveranno giudizio critico, diploma in formato digitale, pubblicazione sul blog.
Termine per l'invio delle poesie: 10 settembre 2022.
E' allo studio una pubblica lettura dei testi premiati e segnalati che si terrà a Roma presumibilmente entro la fine dell'anno.
venerdì 18 febbraio 2022
Ariodante Marianni a 100 anni dalla nascita 2. Pagina Picta.
"Il caso di Ario Marianni è particolare e abbastanza inusitato: l'attività letteraria, saggistica, poetica, critica, anche se di più lunga estensione temporale, si travasa e si compone, per lui, in una sintesi totale per cui, a un certo punto, diventa del tutto naturale che il suo mondo poetico - letterario si esplichi in termini pittorici o che il suo linguaggio normale si definisca in lavoro letterario. [...] Un procedimento organico, rigoroso, che pure non si rifiuta all'abbandono, al canto, si affida, anche, ai valori sensibili più labili e sfuggenti, giuoca sulla resa della materia, raffinata, gustosa, sul significato della pittura riscoperta come mezzo rinnovato, il rigore rimanendo, alla base, come ragione iniziale e insostituibile della dinamica progettuale, per poter essere poi abbandonato, eluso, dimenticato" (Lara Vinca Masini, Presentazione alla mostra ARIO, galleria Il Fiore, Firenze, 13 gennaio 1973; poi in Pagina picta. Il caso l'allegoria e la volontà nella pittura di Ariodante Marianni, Colophon libri 2005, acura di Eleonora Bellini).
Ario, Geometrie del Caso, olio su tela, 1973mercoledì 16 febbraio 2022
Ariodante Marianni a 100 anni dalla nascita 1. Poesie della pace e del ricordo
TRE POESIE PER LA PACE
RESIDUATI
BELLICI (1948 – 1952)
I
- I nuovi Dei
I
nuovi Dei
puntano
il dito,
non
scendono più
tra
gli uomini,
riuniti
in una stanza
ci
osservano,
fotografati
da
20.000 metri.
Che
cos’erano
Nagasaki,
Hiroshima?
Un
punto nero
su
una mappa
per
Truman & Co.
II
- Negoziati
Uno
scoppio, lo scontro
di
due colombe in volo
provenienti
da opposte direzioni:
una
pioggia di penne,
bianche,
miste a foglie d’ulivo
(da
terra fu seguita attraverso
mirini
e radar, le dita impazienti
tamburellanti
sui tasti).
Per
nulla scoraggiati, i diplomatici
iniziano
nuove trattative.
“Altre
colombe – ne abbiamo tante –
saranno
inviate dalle rampe di lancio”.
III
- Finalino
Un
rumore
di
giornali
strappati,
di
vetri infranti
un
epilogo gentile
senza
squilli
di
trombe
o
esplosioni
e
le carni disciolte
staccarsi,
le
cellule libere, unite
in
una nuvola unica, alta,
(a
forma di fungo?)
Icone di pace, monotipo su carta, 1960
martedì 11 gennaio 2022
L’allegoria del labirinto nella pittura e nella poesia di Ariodante Marianni, di Eleonora Bellin
“Dipingendo avevo in mente le cose più disparate: dai miti solari di Ra e di Mitra alla guerra nel Vietnam; le più astratte coppie di opposti, buio-luce, odio-amore, pace-guerra; tutto ciò che è in conflitto, dentro e fuori di noi. Attualmente lavoro a un tema che mi assilla da due anni, denso di suggestioni e di sviluppi e che nel nostro tempo ha interessato più di un artista, da Joyce a Butor, a Sanguineti, a Klee, a Ricasso: il tema del labirinto. Esso formerà l’oggetto della mia prossima mostra. Il fatto che io ne riproponga l’immagine in frammenti (l’atto del suo disgregarsi e del suo ricomporsi) come immagine mitica del nostro tempo, ne costituisce la novità principale e il significato più palese.”
Così presentava la sua opera Ariodante Marianni nella scheda a lui dedicata del catalogo dell’esposizione “Da dove veniamo chi siamo dove andiamo. Il pubblico e l’arte contemporanea”, tenutasi ad Altopascio nell’Antica Magione dei Cavalieri del Tau dal 22 luglio al 2 agosto 1973. Nel testo di presentazione dell’incontro artistico a più voci la curatrice, Lara Vinca Masini, poneva Ario tra gli artisti che intendevano “la pittura come espressione di un linguaggio, non come distinzione categoriale”.
La visione novecentesca del mito, era ben presente a Marianni, impegnato in una ricerca pittorica che svelasse il sé e l’altro, il presente e il passato, l’agire della volontà degli uomini e il supremo volere del caso, l’imperscrutabilità del caos e l’ordinato porsi delle strutture e delle scienze opera dell’ingegno umano, dalle raffinate elaborazioni architettoniche dei labirinti rinascimentali alle implicazioni matematiche della costruzione e della risoluzione dei labirinti.
Quando decide di essere pronto per esprimere artisticamente il suo confrontarsi col mito antico e la sua storia, Ario non sceglie l’incastro perfetto e il glorioso percorso che conduce a superare, risolvere, o vincere l’enigma che quell’elaborata costruzione pone a chiunque vi si addentri. Non lo sceglie perché, se la ricerca è continua e incalzante, la risposta è incerta e mai definitiva: ogni domanda incalza la precedente, ogni sentiero sfocia in un altro sentiero o in un bivio, pone un’alternativa, sollecita una scelta.
Il labirinto di Ario è ridotto in frammenti, spezzato, distrutto. L’opera dell’ingegno non ha resistito al male, è a pezzi, crollata, perché il male già prigioniero, ma solo provvisoriamente prigioniero, è dilagato nel mondo. Sono gli anni in cui l’Italia si è ormai ripresa dalle distruzioni della guerra, in cui le città bombardate sono state ricostruite, e tuttavia non è indolore la consapevolezza delle innumerevoli vittime, dei loro nomi fragili o perduti, dei loro volti già impalliditi, forse scordati. Nelle mura delle città e delle case in frantumi si specchia il dolore degli esseri umani, dolore del pensiero e delle sue contraddizioni, interrogativo sul significato dell’esistere di ciascuno e di tutti, sull’esperienza dell’esistenza dell’aberrazione e del mostro nella storia umana. Le crepe e i frammenti delle mura cadute e sparpagliate nella città sono, a un tempo, le spaccature prodotte nel mondo da un processo storico malato e quelle inflitte alle vicende personali degli uomini in esso coinvolti: la costruzione di un io saldo e consapevole di sé può mitigare la disperazione e le paure dell’esistenza. Ma il processo è continuo, infinito finché il cuore batte, non si può arrestare, pena un nuovo crollo, la ricaduta in frantumi, l’esclusione sociale.
L'articolo per intero si legge su FERMENTI n.243/2015 e al link Discussione: Ario: Fragmenta Labyrinthi - Academia.edu
venerdì 26 marzo 2021
Nell'eternità, poesia di Ariodante Marianni
venerdì 31 luglio 2020
Scarti, due poesie inedite di Ariodante Marianni su FERMENTI 250\2020
mercoledì 21 agosto 2019
Il monotipo della luna
martedì 7 maggio 2019
Il soliloquio dell'insonne, di Ariodante Marianni
quel credulo appagante almanaccare,
proiezione dei propri desideri
ed esorcismo dell'annientamento,
svapora come il fiato
in un freddo mattino come tenta
di farsi verbo,
come s'incarna in simbolo o metafora,
mosca afferrata al volo
che aperto il palmo e' sparita.
Da Una strana gioia, 2003
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