martedì 18 ottobre 2022

Versi per Ario. Poesie segnalate: Messaggio in bottiglia di Americo Ceccucci

Strani i silenzi tra noi:

non vuoti ma pieni.

Son discorsi lievi

taciuti per non sprecarli.


Parole mute, silenti e sottili.

Sono stati febbrili

nella malattia di noi.


Tutto sospeso,

tutto pacato.

Un volo a mezz’aria,

un atterraggio planato.


Ma planare dove se spazio non c’era,

né spazio, né tempo, nessuna bandiera

a segnare il confine.


Era un momento senza fine.

Ti ho voluto in un attimo eterno.

Avrei voluto…


Guardarti negli occhi,

toccarti la mano,

dolcemente amarti baciandoti piano.


Tutto chiedeva d’esser vissuto

nel freddo di Roma,

in un giorno perduto.



Versi discreti che narrano, tra esitazione e musica, di una coppia che passeggia per le strade di Roma, d'inverno. Il silenzio attorno non è una barriera, ma un testimone che assiste al nascere di un amore.



Versi per Ario. Poesie segnalate: Leggere poesia di Diego Baldassarre

Il baratto: forma antica di commercio

Così ci siamo scambiati

i libri con dedica

Leggo


In divieto di sosta

con due gomme sul marciapiede attendo

che mia figlia termini il campo estivo

Leggo


Manifesti elettorali sul muro

inneggiano all’odio razziale: uno schifo

di supremazia ignorante

Leggo


Il commerciante orientale maledice

la signora col cagnetto

che non ha raccolto le feci dell’amore suo

Leggo


Un Suv suona il clacson:

vuole che mi sposti perché non passa

Avanzo di un poco imprecando

Leggo


O almeno ci provo

Dopo tre poesie sono già stanco:

non sono i versi ma la vita che tedia



L'onnipresenza dei libri e della lettura nei brevi ritagli di tempo libero del quotidiano costituiscono il tema di questa poesia in cui la parola "leggo" scandisce i versi fino alla rassegnata, malinconica, conclusione.

lunedì 17 ottobre 2022

Versi per Ario. Le poesie vincitrici: Stanotte di Vanni Pierini

Stanotte ho veduto

la mia morte improvvisa: 

me ne sto seduto

in cucina, assorto, e

un secondo dopo

sono morto.


Non c’è stile

o racconto, non c’è, pronto,

uno straccio di senso;

c’è il mio denso silenzio

un corpo inerte

una postura goffa

un profilo sghembo

e un lembo di stoffa bianca

della tovaglia

sulle ginocchia aperte.


Non sento più nulla, non vedo

mia moglie che, stanca,

si chiede come reagire;

se deve o no pulire

la stanza, se farlo

per il mio decoro

o per loro, quelli

che mi vedranno morto

accanto ai fornelli.


Lei avrà uno schianto

al cuore e un moto

interiore di riso

per la scena;

poi, dopocena

la cullerà un pianto buono,

di nostalgia e perdono.


Lo stesso sarà per me, amore,

anche se non avrò più

un cuore dove salvare

riso dolore ricordi…


Basta, s’è fatto tardi,

esco; oggi è più fresco,

mi pare.

Meglio andare.



Illusione o sogno che sia, questa notte il poeta ha visto la sua propria morte coglierlo improvvisa mentre stava accanto ai fornelli, in un gesto privato e senza storia, forse stanco. E noi assistiamo alla sua fine, che la seconda e la terza strofa dipingono come in un quadro, fissano come in una fotografia, svelano come la vista dalla finestra illuminata di un dirimpettaio. Interrogativi nient'affatto aulici seguono in versi distillati e limpidi, in cui si colgono l'incedere dell'urgenza e lo spazio della pietà, prima del pianto. 


Versi per Ario. Le poesie vincitrici: Caro Ariodante, di Mariagrazia Pelaia

Caro Ariodante

ci siamo incrociati

(a nostra insaputa)

sulle pagine di una raccolta

per esordienti – “Poesia Novanta” –

tu nella sezione poeti maturi

che ci tenevano a battesimo –

io nella sezione poeti pulcini – con piumaggi arruffati –

appiedati uccelli

estinti dodo.

Quel libro l’ho skippato

per protesta all’acquisto senza sconto

imposto dal Ventaglio.

E anni dopo,

quando ti ho scoperto

e aperto gli occhi

sotto uno dei tuoi quadri,

scorrendo online l’indice del tomo

è saltato fuori il tuo nome.

Ho cercato quel libro

ovunque nella bibliosfera

convinta che lì mi attendesse

un tuo importante messaggio.

Ma la bibliotecaria

mi informa che il libro agognato

è stato cestinato per usura:

il costo del restauro sfora il budget!

Ma la sorte benigna

ha realizzato il sogno impossibile!

Leggo e rileggo sullo scan

la confessione della crisi

scatenata da una semplice

richiesta di cv a un poeta

da parte di una giovane studiosa straniera

che lo invita per una lettura.

Visse povero e ignoto”

contemporaneo a una sfilza di geni.

Per riaversi dal colpo

ecco il “narcisetto”

nudo in spiaggia a “noverar le stelle”!

Sorrido e penso

a Scrivere un curriculum

di Wisława Szymborska.

Anche lì, il profilo di una persona

si riduce alla punta di un iceberg,

a un’ombra senza essenza

su un foglietto di carta

che finirà triturato al macero.

Quando l’ironia si fa poesia

fiorisce in noi

un sorriso antiossidante.

Gradita palingesi…

24/6/2022


Il ricordo di un incontro con Ariodante Marianni, avvenuto sulle pagine dell'antologia dedicata a un lontano evento poetico, si fa verso e poesia al confine fra memoria e citazione, fra saggezza e ironia. La lontananza nel tempo e nello spazio non pesa, forse non esiste, nel permanere saldo e vitale della parola poetica. Nel finale l'amara consapevolezza dell'effimero dell'esistenza si stempera in "gradita palingenesi".


Versi per Ario. Le poesie vincitrici: Cerch da non morì di Maria Lenti

Cerch da non morì ancora

cortell e velen i tengh lontan

perché me voj ben

voj ben ma le mi man

che stringhen el bichier la forcina

tremen puliscne se movne

fan qualca caressa

han le unghie ch’ creschen

mettne tel nas j’ochial per leggia e scriva


Cerco di non morire

Cerco di non morire ancora coltelli e veleni li tengo lontani / perché mi voglio bene voglio bene alle mie mani che stringono il bicchiere la forchetta tremano puliscono si muovono fanno qualche carezza / hanno le unghie che crescono / mettono sul naso gli occhiali per leggere e scrivere

(Ispirata alla poesia “Non morire” di Agota Kristof, in Chiodi, traduzioni di Vera Gheno e Fabio Pusterla. Postfazione di Fabio Pusterla, Casagrande 2018).


Pur dichiaratamente ispirati ai versi di Agota Kristof, questi di Maria Lenti mostrano una loro autonoma e robusta freschezza che va ben al di là dell’originale. Come la grande Wislawa Szymborska, l’autrice sa trarre dalla quotidianità più umile motivi di profonda riflessione sulla condizione umana. L'uso del dialetto urbinate rafforza il senso di radicamento nel mondo, di saggezza e di legame con la vita di questa poesia. 


mercoledì 12 ottobre 2022

Versi per Ario. Verbale della giuria.

La giuria, composta da Eleonora Bellini, Michelangelo Di Cerbo, Giulio Martinoli, Royston Vince, dopo avere attentamente esaminato tutte le poesie precedentemente inviate a ciascun giurato, nel suo primo incontro ha stilato il seguente elenco di finalisti:

Antonella Alberghina, Diego Baldassarre, Antonio Blunda, Americo Ceccucci, Rosa Di Martino, Valentina Ghelfi, Maria Lenti, Manrico Murzi, Mariagrazia Pelaia, Stefano Peressini, Vanni Pierini, Roberto Ripamonti.

In seguito a un successivo, approfondito esame dei testi, la giuria ha formulato all'unanimità la seguente graduatoria:

  1. Vincitori a pari merito:

    Maria Lenti per la poesia Cerch da non morì.

    Pur dichiaratamente ispirati ai versi di altri poeti, questi di Maria Lenti mostrano una loro autonoma e robusta freschezza che va ben al di là dell’originale. Come la grande Wislawa Szymborska, l’autrice sa trarre dalla quotidianità più umile motivi di profonda riflessione sulla condizione umana.

    Mariagrazia Pelaia per la poesia Caro Ariodante.

    Il ricordo di un incontro con Ariodante Marianni, avvenuto sulle pagine dell'antologia dedicata a un lontano evento poetico, si fa verso e poesia al confine fra memoria e citazione, fra saggezza e ironia. Nel finale l'amara consapevolezza dell'effimero dell'esistenza si stempera in "gradita palingenesi".

    Vanni Pierini con la poesia Stanotte.

    Illusione o sogno che sia, questa notte il poeta ha visto la sua propria morte coglierlo improvvisa accanto ai fornelli, in un gesto privato e senza storia, forse stanco. Interrogativi nient'affatto aulici seguono in versi distillati e limpidi, in cui si colgono l'incedere dell'urgenza e lo spazio della pietà, prima del pianto.

  1. SegnalatiDiego Baldassarre (Leggere poesia), Americo Ceccucci (Messaggio in bottiglia), Valentina Ghelfi (Voglio anch'io che casa mia), Manrico Murzi (A Dylan Thomas), Roberto Ripamonti (Riassunto toscano).

  2. Finalisti: Antonella Alberghina (Ciò che il mondo dice), Antonio Blunda (Non tutto era miseria), Rosa Di Martino (Nel deliquio dell'impermanenza), Stefano Peressini (Poi fu solo l'alba).

Tutti i lavori della giuria si sono svolti in modalità a distanza.

Borgo Ticino, 12 ottobre 2022


martedì 24 maggio 2022

Versi per Ario. Omaggio in poesia per il centenario della nascita di Ariodante Marianni

In questo anno 2022 ricorre il centenario della nascita di Ariodante Marianni (in arte Ario), poeta, traduttore e pittore.

Versi per Ario, pur configurandosi come concorso letterario, vuole innanzitutto costituire un omaggio a Marianni poeta. Non una competizione, quindi, ma un luogo d'incontro che privilegi originalità, creatività, compiutezza di stile.

Si partecipa con tre poesie inedite a tema libero. Le liriche saranno inviate come allegato in formato word o open alla mail premiocerrutimarianni@gmail.com. Nel corpo della medesima mail verranno indicati dati e recapiti dell'autrice o dell'autore, nonché l'autorizzazione alla pubblicazione delle opere, qualora risultassero vincitrici o finaliste, sul blog https://ariodantemarianni.blogspot.com/.

Le prime tre poesie vincitrici saranno premiate con libri, giudizio critico, diploma in formato digitale, pubblicazione sul blog. Le liriche finaliste riceveranno giudizio critico, diploma in formato digitale, pubblicazione sul blog.

Termine per l'invio delle poesie: 10 settembre 2022.

E' allo studio una pubblica lettura dei testi premiati e segnalati che si terrà a Roma presumibilmente entro la fine dell'anno.


Ario, monotipo "cinese", 1967

venerdì 18 febbraio 2022

Ariodante Marianni a 100 anni dalla nascita 2. Pagina Picta.

"Il caso di Ario Marianni è particolare e abbastanza inusitato: l'attività letteraria, saggistica, poetica, critica, anche se di più lunga estensione temporale, si travasa e si compone, per lui, in una sintesi totale per cui, a un certo punto, diventa del tutto naturale che il suo mondo poetico - letterario si esplichi in termini pittorici o che il suo linguaggio normale si definisca in lavoro letterario. [...] Un procedimento organico, rigoroso, che pure non si rifiuta all'abbandono, al canto, si affida, anche, ai valori sensibili più labili e sfuggenti, giuoca sulla resa della materia, raffinata, gustosa, sul significato della pittura riscoperta come mezzo rinnovato, il rigore rimanendo, alla base, come ragione iniziale e insostituibile della dinamica progettuale, per poter essere poi abbandonato, eluso, dimenticato" (Lara Vinca Masini, Presentazione alla mostra ARIO, galleria Il Fiore, Firenze, 13 gennaio 1973; poi in Pagina picta. Il caso l'allegoria e la volontà nella pittura di Ariodante Marianni, Colophon libri 2005, acura di Eleonora Bellini).

                                            Ario, Geometrie del Caso, olio su tela, 1973

mercoledì 16 febbraio 2022

Ariodante Marianni a 100 anni dalla nascita 1. Poesie della pace e del ricordo

TRE POESIE PER LA PACE

RESIDUATI BELLICI (1948 – 1952)
I - I nuovi Dei
I nuovi Dei
puntano il dito,
non scendono più
tra gli uomini,
riuniti in una stanza
ci osservano,
fotografati
da 20.000 metri.
Che cos’erano
Nagasaki, Hiroshima?
Un punto nero
su una mappa
per Truman & Co.

II - Negoziati
Uno scoppio, lo scontro
di due colombe in volo
provenienti da opposte direzioni:
una pioggia di penne,
bianche, miste a foglie d’ulivo
(da terra fu seguita attraverso
mirini e radar, le dita impazienti
tamburellanti sui tasti).
Per nulla scoraggiati, i diplomatici
iniziano nuove trattative.
Altre colombe – ne abbiamo tante –
saranno inviate dalle rampe di lancio”.

III - Finalino
Un rumore
di giornali
strappati,
di vetri infranti
un epilogo gentile
senza squilli
di trombe
o esplosioni
e le carni disciolte
staccarsi,
le cellule libere, unite
in una nuvola unica, alta,
(a forma di fungo?)

                                             Icone di pace, monotipo su carta, 1960